L’ARTE DI CUSTODIRE L’UMANO

Una lettura della Magnifica Humanitas

Abitare l’epoca degli algoritmi e dei dati non significa semplicemente usare strumenti nuovi, ma imparare a vivere in una casa completamente ridisegnata. In particolare, nel quarto capitolo della sua lettera enciclica Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV affronta questo cambiamento d’epoca con uno sguardo che unisce una straordinaria lucidità teologica a una profonda vicinanza alle fatiche dell’uomo contemporaneo. Il Pontefice ci invita a riflettere su tre pilastri fondamentali della nostra convivenza che oggi rischiano di incrinarsi: la verità, il lavoro e la nostra stessa libertà. Non lo fa con l’atteggiamento di chi rifiuta la tecnologia per paura, né con l’ottimismo ingenuo di chi la idolatra; sceglie invece la via del discernimento, ricordandoci che il vero progresso si misura sempre dalla cura che abbiamo degli altri.

 

Il primo snodo cruciale di questo viaggio riguarda il tema della verità, un concetto che oggi rischia di essere strappato alla sua dimensione comunitaria per diventare un’arma di potere economico (cfr. nn. 131-133). In un mercato digitale dominato da pochi colossi privati, la verità non appare più come un cammino condiviso, fondato sull’incontro e sulla fiducia, ma rischia di trasformarsi in un prodotto confezionato per orientare i comportamenti delle masse (cfr. n. 133). Questo meccanismo finisce inevitabilmente per indebolire le nostre democrazie (cfr. nn. 135-138), perché frammenta il dibattito pubblico e ci isola in bolle di consenso matematico. Di fronte al bombardamento informativo dei media digitali, che spesso genera stanchezza e apatia (cfr. n. 139), il Papa propone un rimedio coraggioso: una grande alleanza educativa anche con la scuola (cfr. n. 147). Educare oggi, ci dice l’enciclica con una bellissima provocazione, significa anche insegnare «quando e per cosa non usare» l’intelligenza artificiale (cfr. n. 140), aiutando i giovani – e non solo – a riscoprire il valore del silenzio, della riflessione e del cammino paziente.

Dal mondo dell’informazione il discorso si sposta naturalmente a quello del lavoro, un altro ambito in cui la transizione digitale sta lasciando ferite profonde. Il Magistero mette in guardia contro il rischio di una società frammentata, dove le competenze si parcellizzano e aumentano i contratti precari e i lavoratori invisibili (cfr. nn. 153-154). Ma il lavoro – ci ricorda Leone XIV con parole calde – non è una variabile dipendente dalle macchine, bensì lo spazio sacro in cui ogni uomo ed ogni donna esprimono la propria dignità e creatività. Per questo il Papa esorta istituzioni e imprese a una responsabilità condivisa, che non escluda nessuno dall’avanzata dell’automazione.

Infine, l’enciclica tocca la corda sensibile della nostra libertà, oggi messa alla prova dal capitalismo di sorveglianza. Sotto l’illusione di poter scegliere tutto, i sistemi di tracciamento continuo mercificano la nostra vita interiore, creando nuove forme di dipendenza psicologica e di controllo sociale (cfr. nn. 173-175). Come uscirne? La Magnifica Humanitas ci offre una bussola “poetica” e politica al tempo stesso: la salvezza dell’uomo non sta nel tentativo di superare i propri limiti biologici attraverso le macchine, ma nell’accettare la propria vulnerabilità. È proprio nella nostra fragilità che scopriamo il bisogno dell’altro, riscoprendo nel volto del prossimo quel mistero sacro che nessun algoritmo potrà mai replicare.

 

Prof. Lorenzo Voltolin, ISSR di Padova

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